La salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non solo l’assenza di malattia o infermità” (OMS 1948).

E’ ormai accertata l’esistenza di una stretta relazione tra la salute dell’uomo e la qualità dell’ambiente naturale in cui esso vive ed appare chiaro che un ambiente più salubre e meno inquinato consente di ridurre i fattori di rischio per la salute dell’essere umano. L’inquinamento atmosferico, ad esempio, rappresenta uno dei problemi ambientali più rilevanti per quanto riguarda l’impatto di sanità pubblica, a cui è attribuibile il maggior carico di malattia e di mortalità (GBD, 2016, report OMS 2018).

L’ambiente rappresenta pertanto un elemento chiave per la protezione della salute della popolazione (principalmente dei soggetti vulnerabili, come bambini ed anziani) insieme alla variabilità genetica individuale, agli stili di vita e ai fattori socio-economici. Una notevole sfida rimane ancora la comprensione del contributo svolto da ciascuno di questi determinanti nell’insorgenza di una patologia.

La riduzione delle pressioni ambientali richiede un’azione intersettoriale tra le diverse politiche riguardanti salute, energia, trasporti, industria/commercio, alloggi, settore idrico, etc.

Il 7° Programma generale di azione dell’Unione Europea in materia ambientale, valido fino al 2020, prevede tra i suoi obbiettivi prioritari, quello di proteggere la salute ed il benessere dei cittadini europei da minacce provenienti dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua, da livelli eccessivi di rumore e di sostanze chimiche tossiche, anche attraverso la collaborazione tra gli operatori dei settori ambientale e sanitario. Anche l’ultimo report della sesta Conferenza ministeriale su ambiente e salute, auspica un ulteriore impulso ad azioni sinergiche tra i settori ambientali e sanitari quale strategia per proteggere la salute umana dal rischio di un ambiente contaminato, riconoscendo che un ambiente più sano e politiche sanitarie adeguate hanno contribuito negli anni positivamente alla crescita complessiva dell’aspettativa di vita e del benessere della popolazione in Europa.

Anche il Sistema Nazionale di Protezione dell’Ambiente (SNPA) mira all’attuazione di sinergie con il settore sanitario, come dimostra il un protocollo d’intesa che il SNPA ha firmato con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per le attività di prevenzione e gestione dei rischi per la salute da fattori ambientali, antropici e naturali secondo il modello “Salute in tutte le politiche”.

ARPA Sicilia nel corso degli anni ha contribuito all’approfondimento della relazione ambiente e salute partecipando a diversi progetti nazionali ed internazionali.

L’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale della regione Siciliana (ARPA Sicilia), ha da sempre mostrato interesse verso l’approfondimento della relazione ambiente e salute avviando già da tempo una intensa attività di collaborazione con il Dipartimento Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico della Regione Sicilia (DASOE). Con D.D.G. n. 601 del 24/11/2016 è stato rinnovato il protocollo d’intesa tra ARPA Sicilia ed il DASOE, al fine di regolamentare il rapporto di collaborazione inter-istituzionale in materia di promozione alla salute umana e di salvaguardia della salubrità dell’ambiente, promuovendo:

  • Interazione tra Strutture;
  • Scambio di dati ed esperienze;
  • Elaborazione e progettazione comune;
  • Formazione;
  • Promozione di una corretta informazione;
  • Promozione della ricerca, etc.

Inoltre il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP2014-2018), prevedendo tra i suoi macrobiettivi la riduzione delle esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute, declinato a livello regionale all’interno del Piano Regionale della Prevenzione (PRP 2014-2018), ha visto una ulteriore intensificazione dei rapporti fra gli Enti deputati alla salvaguardia ambientale e alla salute pubblica.

Negli ultimi anni la scienza ha rivolto molta attenzione al monitoraggio dell’inquinamento ambientale ed ai relativi impatti sulla salute umana. Tuttavia l’attenzione è stata prevalentemente concentrata sull’ambiente esterno mentre solo di recente l’attenzione è stata rivolta anche all’ambiente indoor.

Il progetto multicentrico europeo SEARCH  coordinato dal REC-Ungheria (Regional Environmental Center for Central and Eastern Europe) è stato finalizzato a promuovere il miglioramento della qualità dell’aria indoor nelle scuole, per ridurre il rischio di problemi respiratori acuti e cronici e la frequenza delle crisi allergiche in bambini sensibili. Sono state compiute valutazioni ambientali nello stesso periodo stagionale nelle scuole selezionate in 6 diversi paesi europei (Italia, Albania, Bosnia, Erzegovina, Serbia, Slovacchia) attraverso questionari e campagne di misura ambientale indoor-outdoor, oltre che valutazioni della salute respiratoria degli studenti basata su questionari e analisi spirometriche. Oltre l’80% delle scuole italiane incluse nello studio SEARCH è localizzato in aree urbane in cui l’inquinamento esterno è prevalentemente legato a traffico autoveicolare moderato.

Per la realizzazione del progetto in Italia è stato costituito un team composto da rappresentanti del MATTM, dell’ISPRA, delle ARPA (per il monitoraggio ambientale, coinvolgendo gli operatori tecnici delle sedi territoriali di Palermo e Ragusa) e FEDERASMA.

Il progetto SEARCH ha evidenziato che nell’aria delle scuole vi sono inquinanti che provengono dall’esterno (come BTEX e NO2, provenienti dagli autoveicoli) ed inquinanti che invece sono generati all’interno (NO2 provenienti da riscaldamento, PM10 ed aldeidi provenienti dall’arredo interno e dall’uso di detersivi). L’inquinamento indoor è influenzato anche dalla qualità dell’aria outdoor.

I risultati dello studio SEARCH mostrano che i valori di PM10 indoor sono sempre maggiori di quelli misurati all’esterno, per l’accumularsi di polveri sottili provenienti dall’esterno e per la produzione all’interno (per es. il gesso). Fra gli inquinanti organici volatili (VOC) la causa più frequente dei disagi nell’ambiente interno è la formaldeide. La fonte principale è rappresentata dagli arredi interni ed anche dai detersivi utilizzati nella pulizia interna. Nel quadro Europeo è emerso che l’Italia ha i più alti valori di formaldeide rispetto agli altri paesi. Disponibili sul sito di ISPRA i risultati del progetto.

ARPA Sicilia ha partecipato anche al Progetto SEARCH II (2010-2013) che ha continuato l’analisi dei fattori di rischio presenti  negli ambienti indoor nelle  scuole d’Italia e di altri Paesi dell’Europa continentale partner del Progetto. Sono stati indagati più a fondo ulteriori elementi come l’uso e il fabbisogno di energia e le caratteristiche strutturali proprie degli edifici scolastici, fattori che influiscono su variabili importanti per il benessere e il comfort quali temperatura e umidità. I dati raccolti ed elaborati sono stati raccolti in due pubblicazioni in lingua inglese, visionabili sul sito (v. documentazione).

I risultati ottenuti con i due progetti SEARCH hanno portato alla realizzazione di un nuovo strumento educativo multimediale per le scuole: AIRPACK (scaricabile dal sito airpack.rec.org). L’airpack offre agli insegnanti schede per trarre spunto per organizzare lezioni sulla qualità dell’aria in ambiente confinato (indoor) nelle scuole, ed agli alunni, di età compresa tra 8 e 11 anni, l’opportunità di imparare anche giocando con quiz e giochi di memoria anche in inglese. I consigli e le conoscenze acquisite possono essere veicolate anche a casa, ribadendo il ruolo strategico della scuola per la diffusione della cultura della prevenzione dei rischi in ambiente indoor per le famiglie e la promozione di un ambiente sano e sostenibile per tutti.

Progetti:

SEARCH
SEARCH I
SEARCH II 
SEARCH III

Diversi studi hanno documentato l’esistenza di effetti sulla salute derivanti dall’esposizione a breve termine all’inquinamento atmosferico. Meno numerose sono le evidenze sugli effetti per la salute determinati dall’esposizione a lungo termine ad inquinanti. L’obiettivo principale del progetto è stata, dunque, la valutazione degli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico sulla salute in età adulta e pediatrica in aree di diverse regioni italiane, mediante la valutazione degli eventi sanitari (quali la frequenza di disturbi respiratori ed allergici, i ricoveri ospedalieri, la mortalità per tutte le cause di morte sia per cause specifiche come per patologia respiratoria, tumorale, patologie allergiche e cardiovascolari).
In particolare, ARPA Sicilia ha collaborato con la UO “Modelli di stima dell’esposizione ad inquinanti atmosferici”- responsabile dott. Ranzi di ARPA EMR, fornendo le informazioni relative alle variabili territoriali (dati sul traffico, dati meteorologici, dati del monitoraggio ambientale), necessarie alla costruzione del modello, e svolgendo le campagne di monitoraggio mediante campionatori passivi per NO2.

Il progetto EpiAir è stato promosso dal CCM (Centro Controllo delle Malattie) del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, finalizzato a progettare e realizzare un sistema di sorveglianza epidemiologica dei danni da inquinamento atmosferico in 10 città italiane: Torino, Milano, Mestre, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Taranto, Palermo e Cagliari.

Sono stati raccolti in maniera sistematica i dati ambientali e i dati sanitari e all’aumento del PM10 dell’NO2 o dell’O3 si è osservato un aumento importante e statisticamente significativo della mortalità per cause naturali, cardiovascolari e respiratorie.

I risultati del progetto EpiAir hanno gettato le basi  per l’avvio di EpiAir 2. Lo scopo generale del progetto è stato il mantenimento in Italia sia delle attività correnti di sorveglianza epidemiologica dei danni dell’inquinamento atmosferico, sia di una valutazione scientifica dell’impatto dell’inquinamento ambientale nella realtà italiana, associato ad un’analisi di efficacia dei provvedimenti in atto o previsti per ridurre tale impatto.

Le città incluse nello studio sono state Torino, Milano, Mestre-Venezia, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Taranto, Palermo, Cagliari, Trieste, Genova, Ancona, Napoli e Bari. ARPA Sicilia, insieme al DASOE (Dipartimento delle Attività Sanitarie con Osservatorio Epidemiologico) ha partecipato alla realizzazione del progetto.

Sito del progetto EpiAir

EpiAir 2 – epidemiologia e prevenzione –  n.37/2013

EpiAir 2 – epidemiologia e prevenzione –  n.37/2013 – supplemento

Il progetto, della durata biennale, nasce dalla necessità di dare impulso all’integrazione delle attività tra il settore ambientale e quello sanitario finalizzato alla protezione della salute dai rischi derivanti dalla contaminazione ambientale e per garantire luoghi abitativi e di lavoro che tutelino la salute dei residenti e dei lavoratori.

In accordo con le linee indicate dal Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018, EpiAmbNet rafforza il ruolo dell’epidemiologia sui temi Ambiente e Salute attraverso il coinvolgimento e il lavoro congiunto delle strutture sanitarie e ambientali in Italia. L’aspirazione comune è che il binomio Ambiente e Salute sia presente in tutte le politiche nazionali e regionali migliorando il monitoraggio degli inquinanti e rafforzando la sorveglianza epidemiologica.

ARPA Sicilia ha contribuito alla realizzazione delle attività formative organizzate dal DASOE nell’anno 2017 e 2018.

Maggiori informazioni su EpiAmbNet

ARPA Sicilia, per gli effetti del DDG 19/04/2018 della Direzione Generale del Ministero della Salute, fa parte della task-force ministeriale Ambiente e salute (tra le rappresentanze di SNPA), costituita da soggetti appartenenti a diversi Enti afferenti al settore sanitario ed ambientale, finalizzata alla definizione del nuovo Piano Nazionale di Prevenzione (PNP 2020-2025).

Negli ultimi decenni molti studi epidemiologici hanno evidenziato effetti dannosi sulla salute umana determinati dall’esposizione, sia a breve che lungo termine, ad inquinanti atmosferici (Samoli et al.2008; Cohen et al.2017; EEA, 2017).

Sebbene un’ampia porzione della letteratura scientifica abbia già fornito evidenze sugli effetti del PM antropogenico su morbidità e mortalità (Baccarelli et al 2009, Gruzieva et al. 2017), risultano invece meno indagati gli effetti del PM prodotto da altre fonti, quali incendi boschivi, eruzioni vulcaniche ed avvezioni desertiche.

Recentemente il progetto europeo MED-PARTICLES, ha approfondito il ruolo delle sabbie desertiche provenienti da avvezioni sahariane separando il contributo della componente desertica da quella antropogenica nella composizione del PM10 (Pey et al. 2013; Stafoggia et al. 2015).

I risultati del progetto hanno evidenziato che nell’area del Mediterraneo gli eventi di avvezione sahariana si manifestano per una percentuale considerevole di giorni durante l’anno e che gli effetti sanitari attribuibili a tale componente desertica sono almeno paragonabili agli effetti determinati dal PM di derivazione antropogenica. Questi risultati interessanti hanno stimolato un approfondimento sugli esiti sanitari del particolato atmosferico e sul potenziale ruolo delle avvezioni sahariane in Sicilia.

Effetti sanitari delle sabbie sahariane in Sicilia – epidemiologia e prevenzione anno 41 (1) gennaio-febbraio 2017

Short-term effects of desert and non-desert PM10 on mortality in Sicily, Italy- Environment International 120 (2018) 472–479

La sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è un disordine neurodegenerative caratterizzato dalla progressiva degenerazione dei motoneuroni che determina disabilità e successiva morte. Di recente è stato osservato un aumento dell’incidenza di SLA nei paesi occidentali, Italia inclusa. Sebbene la SLA sia stata identificata 150 anni fa, i fattori di rischio correlati all’insorgenza ed alla progressione della malattia rimangono ancora abbastanza sconosciuti. Oltre ai fattori genetici, anche fattori ambientali sembrano avere un ruolo nell’eziologia della patologia, anche se i risultati di diversi studi epidemiologici non sembrano conclusivi. Tra i fattori ambientali, oltre all’intensa attività fisica, l’esposizione ai pesticidi ed ai metalli pesanti, anche i campi elettromagnetici a bassissima frequenza (ELF) sembrerebbero essere associati alla SLA (Roosli et Jalilian 2018). Generalmente l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici è valutata in base alla distanza della residenza dagli elettrodotti e ciò può determinare errori di classificazione della popolazione rispetto all’esposizione. I risultati di un recente studio, condotto sulla popolazione di due regioni italiane con differenti stili di vita, ed in cui l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici è stata valutata utilizzando i valori di corrente, non evidenziano associazione tra esposizione ed aumento di rischio di SLA.

 

Magnetic fields exposure from high-voltage power lines and risk of amyotrophic lateral sclerosis in two Italian populations

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