La tutela della biodiversità marina è una sfida sempre più urgente, soprattutto di fronte alla diffusione di specie aliene invasive che minacciano gli ecosistemi locali. L’Intervista a Giancarlo Bellissimo di ARPA Sicilia.
Dal 07 al 10 aprile 2025, si terrà a Malaga (Spagna) il “I International Workshop on the Invasive Seaweed Rugulopteryx okamurae“, un evento che riunirà esperti, ricercatori e istituzioni impegnate nel monitoraggio e nella gestione di questa alga invasiva. ARPA Sicilia sarà rappresentata da Giancarlo Bellissimo, della UOC Area Mare, invitato come relatore per presentare l’esperienza dell’Agenzia nelle attività di monitoraggio e gestione di Rugulopteryx okamurae in Sicilia.

Foto di Giancarlo Bellissimo
ll workshop è dedicato all’alga invasiva Rugulopteryx okamurae. Da dove arriva questa Alga e quali sono le principali criticità legate alla diffusione di questa specie nel mediterraneo?
La prima introduzione di Rugulopteryx okamurae in Mediterraneo nel 2002, nella Laguna di Thau in Francia, è associata molto probabilmente all’importazione di ostriche dalla Corea. Dal 2016 è stata riconosciuta come invasiva nelle coste mediterranee nel sud della Spagna e Marocco e nelle coste atlantiche del Portogallo, delle Isole della Macaronesia e delle Isole Canarie. La sua rapida diffusione nel Mediterraneo, favorita dalle correnti marine e dai traffici marittimi, potrebbe causare impatti negativi non solo sulla biodiversità marina ma sulle attività legate alla pesca e al turismo balneare con perdite stimate in diversi milioni di euro.
Dove è stata trovata l’alga per la prima volta in Sicilia e in quali zone si estende e quali sono i possibili danni?
La prima segnalazione della specie in Sicilia risale a luglio del 2023 lungo il litorale di Aspra dove sono stati osservati ingenti ammassi vegetali. Successive indagini hanno consentito di rilevarla sul fondale marino sia fissata sul substrato duro che come epifita su foglie e rizomi di Posidonia oceanica. Nel Golfo di Palermo è stata anche rinvenuta in aree limitrofe al porto (Nautoscopio e porticciolo di Sant’Erasmo) sia spiaggiata che sul fondale marino. Inoltre, nel marzo del 2024 alcuni talli sono stati osservati dall’Università di Catania a circa 30m di profondità nei fondali di Acque Fredde (Acireale).
Ad oggi non siamo in grado di quantificare i suoi potenziali danni ma la letteratura evidenzia come la sua capacità di proliferare rapidamente possa determinare un forte impatto non solo sulle comunità naturali autoctone, quali ad esempio le fanerogame marine riducendo la loro estensione e la biodiversità associata, ma anche sulle spiagge dove ingenti accumuli devono essere rimossi con costi a carico delle amministrazioni locali.
La sua rapida diffusione all’interno del Golfo di Palermo potrebbe avere in tempi brevi impatti negativi sulle vicine aree di elevata naturalità come l’Area Marina Protetta di Capo Gallo-Isola delle Femmine e il Sito d’Importanza Comunitaria di Capo Zafferano.
In che modo ARPA Sicilia sta contribuendo ad affrontare questa problematica?
A seguito delle indagini svolte in situ l’Agenzia ha comunicato all’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, di concerto con ISPRA, l’impossibilità alla eradicazione rapida considerando la elevata estensione dell’alga nel Golfo di Palermo e gli onerosi costi di intervento. Nelle more ARPA in collaborazione con ISPRA ha predisposto due schede divulgative e di riconoscimento scaricabili sul sito istituzionale di ISPRA (Scheda_Alga_aliena_fronte copia.jpg, Scheda di riconoscimento dell’alga asiatica Rugulopteryx okamurae Nome scientifico: Rugulopteryx okamurae (E.Y. Dawson) I.K. Hwang, W.J. Lee & H.S. Kim, 2009 ) in modo da potere essere diffuse tra i vari stakeholders e fruitori del mare. A seguito della recente segnalazione nell’area di Acireale, ARPA Sicilia, in accordo con ISPRA e l’Assessorato di cui sopra, è in attesa dei risultati delle analisi molecolari da parte dell’Università di Catania, utili per la conferma della specie, in modo da poter eventualmente avviare una indagine nell’area al fine di una possibile eradicazione. Inoltre, ARPA ha collaborato con ISPRA nella stesura del piano di gestione nazionale che è stato di recente inviato al MASE.
Eradicazione e piano di gestione, qual è la differenza e qual è l’iter per definire in Italia/Europa le azioni da intraprendere per la gestione delle specie aliene
Ad oggi non esistono protocolli o tecniche di eradicazione e di controllo specifici per R. okamurae. La eradicazione, che consiste nella rimozione manuale mediante operatori subacquei e nella completa e permanente eliminazione della specie nell’ambiente naturale, può essere perseguibile ed efficace solo nelle prime fasi di nuove colonizzazioni. A tal proposito, misure di eradicazione rapida potrebbero essere applicate nell’area di Acireale ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs 230/2017. Diversamente, la eradicazione può risultare economicamente insostenibile e tecnicamente non realizzabile per via della elevata capacità di insediamento della specie su vari substrati, dell’alta velocità di reclutamento di nuovi talli e dell’elevato rischio di frammentazione e ulteriore dispersione. Qualora non ricorrano i presupposti per le misure di eradicazione come nel caso del Golfo di Palermo, il MASE su richiesta della Regione e previa autorizzazione della Commissione europea, ai sensi dell’art. 20 del D.Lgs 230/2017 può disporre una deroga motivata all’obbligo di eradicazione rapida contenente idonee misure di contenimento e di gestione, al fine di evitare l’ulteriore diffusione della specie. Il piano di gestione prevede la prevenzione della diffusione stabilendo ad esempio misure di biosicurezza nei porti, gestendo le acque di zavorra, coinvolgendo le comunità locali, sviluppando un sistema di allerta precoce e programmi di incentivi per le migliori pratiche e lanciando campagne di sensibilizzazione pubblica.
Partecipare a un evento internazionale di questo tipo offre l’opportunità di confrontarsi con esperti di altri paesi. Quali pensi siano le esperienze più interessanti per affrontare questa problematica?
Sicuramente la possibilità di confrontarsi con altri esperti consentirà di acquisire informazioni utili per il piano di gestione che dovrà essere applicato in ambito regionale quando questo verrà redatto. In questo contesto ARPA svolgerà nell’ambito dell’SNPA un ruolo di primo piano nel monitoraggio regionale e nelle attività di gestione della specie. Inoltre, è fondamentale il coinvolgimento del pubblico e degli stakeholders (diving, associazioni ambientaliste, pescatori, residenti, etc.) che a vario titolo possono immediatamente segnalare e comunicare la potenziale presenza nel territorio. Si tratta comunque di una sfida ardua e complessa che deve essere affrontata con il contributo di tutte le istituzioni competenti e con il prezioso aiuto della popolazione civile.