
Napoli – 28 e 29 maggio 2026 – ARPA Sicilia partecipa alla XI edizione della fiera-evento sull’innovazione a Napoli. Obiettivo principale dell’Innovatio Village è promuovere lo scambio di fabbisogni, idee e conoscenze e co-progettare soluzioni tecnologiche innovative e funzionali attraverso la creazione di circuiti collaborativi fra ricerca e imprese.
In questo scenario, l’Agenzia ha partecipato al panel intitolato “Tecnologie innovative per il monitoraggio ambientale e la gestione dei rischi: coste, sismi e tutela del patrimonio“. L’incontro ha esplorato le potenzialità offerte dall’innovazione tecnologica – come la sensoristica avanzata, il monitoraggio remoto, l’utilizzo di droni e le piattaforme per la gestione di “Big Data” ambientali – per potenziare le attività di prevenzione e pianificazione dei rischi naturali, con un occhio di riguardo anche alla salvaguardia del patrimonio culturale e archeologico situato nelle aree costiere.
Il dibattito: la trasformazione digitale e la centralità dei dati ambientali
Il Direttore Generale di ARPA Sicilia, Vincenzo Infantino, ha preso la parola nella Sessione 2 del convegno, dedicata specificamente a “Ambiente, clima, rischi idrogeologici”.
Nel corso della sessione, il dibattito si è concentrato sulle sfide tecnologiche e di governance che attendono le agenzie di protezione ambientale, con un focus mirato sulle peculiarità del territorio siciliano e del bacino del Mediterraneo.
Quali opportunità offre la trasformazione digitale per rendere i dati ambientali strumenti di governance del territorio e quali competenze saranno decisive per accompagnare questa evoluzione?
«Il punto di partenza fondamentale non è semplicemente la quantità dei dati, ma la loro qualità e affidabilità. Come ARPA Sicilia operiamo all’interno del sistema delle agenzie ambientali garantendo il monitoraggio di tutte le matrici sul territorio attraverso laboratori accreditati ISO 17025. Oggi, però, l’innovazione tecnologica – dall’osservazione dello spazio alla sensoristica avanzata – ci fornisce una mole di informazioni senza precedenti: la sfida sta nel conoscerne i valori di incertezza per poterli elaborare correttamente, poiché è su questi dati che si fondano i processi decisionali strategici.
Per trasformare il dato in governance serve superare la frammentazione ereditata dal passato e muoversi verso un ecosistema informativo integrato. Come Agenzia abbiamo investito circa 4 milioni di euro per realizzare un Data Center di ultima generazione, dotato di macchine per l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning in grado di incrementare la capacità di calcolo con una proporzione da 1 a 1 milione di operazioni al secondo rispetto al passato. Senza questa potenza tecnologica, parlare di intelligenza artificiale applicata all’ambiente rimarrebbe un discorso puramente teorico. Sul fronte delle competenze, stiamo investendo con forza sul ricambio generazionale e sulla multidisciplinarità. Grazie a una stagione di forte progettazione che ci vede impegnati nella gestione di circa 100 milioni di euro, abbiamo assunto 150 giovani professionisti sotto i 35 anni. Figure con un approccio interdisciplinare, capaci di far dialogare la tutela ambientale con i sistemi digitali e l’analisi predittiva.»
ARPA Sicilia sta promuovendo un modello basato su interoperabilità, piattaforme aperte e cooperazione tra istituzioni, università, imprese e partner scientifici. In che modo i partenariati internazionali possono accelerare lo sviluppo di ecosistemi digitali e ambientali condivisi nel Mediterraneo e quale ruolo per la Sicilia?
«La Sicilia ha una posizione geografica e ambientale che la candida naturalmente a essere un hub strategico per la resilienza climatica nel Mediterraneo. Per dare corpo a questa visione, grazie all’impulso e all’indirizzo dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, stiamo realizzando a Palermo un polo multidisciplinare di 150.000 metri quadrati (si tratta dell’area del Roosevelt, ndr). In questo spazio facciamo convergere Università, centri di ricerca, la Soprintendenza del Mare e il mondo delle imprese. L’obiettivo è invertire il paradigma attuale: vogliamo che le aziende percepiscano direttamente dal territorio e dalle istituzioni quali siano i reali fabbisogni nel campo del monitoraggio e del controllo ambientale.
Un esempio concreto di come intendiamo l’interoperabilità e l’integrazione dei dati è il progetto DARE, un investimento complessivo di circa 120 milioni di euro che unisce una ventina di ospedali nazionali, dieci enti di ricerca e ARPA Sicilia. Il progetto affronta una sfida complessa: standardizzare e mettere in relazione la cartella sanitaria e l’anamnesi del paziente con i dati ambientali. Oggi i dati sanitari variano non solo da regione a regione, ma persino da ospedale a ospedale della stessa provincia; uniformarli su una piattaforma comune è l’unico modo per comprendere scientificamente il legame profondo tra ambiente e salute.
Nessuno può vincere la sfida del cambiamento climatico da solo. Per questo collaboriamo con i più importanti network scientifici, ospitando a Palermo uno dei due poli nazionali dedicati alla biodiversità (l’altro è a Venezia). Abbiamo già rivoluzionato la gestione interna dematerializzando i flussi: grazie alla nostra piattaforma unica dei dati ambientali, le informazioni non sono più chiuse nei singoli server dei dirigenti, ma sono accessibili, condivise e pronte per diventare progetti di respiro internazionale nel bacino del Mediterraneo».