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Principio della “sostenibilità ambientale”

In Italia il concetto di “sviluppo sostenibile” è stato definito dal D.Lgs. del 3 aprile 2006, n. 152, modificato dal D. Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4, nell’art. 3-quater (Principio dello sviluppo sostenibile):

“3-quater. Principio dello sviluppo sostenibile”

1. Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future.

2. Anche l’attività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell’ambito della scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da discrezionalità gli interessi alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione.

3. Data la complessità delle relazioni e delle interferenze tra natura e attività umane, il principio dello sviluppo sostenibile deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell’ambito delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da trasmettere, affinchè nell’ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca altresì il principio di solidarietà per salvaguardare e per migliorare la qualità dell’ambiente anche futuro.

4. La risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali deve essere cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello sviluppo sostenibile, in modo da salvaguardare il corretto funzionamento e l’evoluzione degli ecosistemi naturali dalle modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attività umane.”

Alla luce di tale articolo di legge ogni cittadino deve sentirsi responsabile nei confronti dell’ambiente in ogni sua azione quotidiana, come la gestione dei rifiuti, il rispetto di norme e principi che regolano il “vivere comune”, la salvaguardia e l’uso razionale delle risorse.

E’, infatti, con la presa di coscienza del cittadino comune nei suoi comportamenti quotidiani, che si può diffondere la cultura della “sostenibilità”, che non può essere solo un optional, ma deve essere la base su cui costruire un sistema di regole condivise il cui rispetto può determinare il “bene comune”. Infatti la mancanza di regole  o la difficoltà a rispettarle, producono comportamenti illeciti, che vengono finalizzati non al bene comune ma a tornaconti economici e di potere personali. In Italia il rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente ha messo in evidenza come il 20% del fatturato mafioso è da ricondursi a delitti commessi nell’ambito ambientale. Ciò dimostra la necessità di adottare linee guida e regole condivise il cui rispetto evita che un’azione, di per sè legale (es: smaltimento dei rifiuti), possa tramutarsi in un delitto ambientale, quando le varie attività correlate non vengono poi controllate in ogni parte della filiera, lasciando quindi il campo libero a personaggi che possono portare a termine il lavoro in modo illegale e quindi lesivo delle normative ambientali. [UNI EN ISO 14001 ed EMAS]