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Le ragioni delle certificazioni ambientali

Le norme ISO 14000 (UNI EN ISO 14001:2000, UNI EN ISO 14001:2004, UNI EN ISO 14004:2005) discendono dalla Decisione n. 2179/98/CE del Parlamento Europeo del 24/09/1998 pubblicata nella GUCE n. L 275 del 10/10/1998, in cui il Parlamento Europeo si impegna a tutelare l’ambiente promuovendo uno sviluppo durevole e sostenibile, per adeguarsi alle raccomandazioni della Conferenza delle Nazioni Unite  sull’ambiente e lo sviluppo tenuta a Rio de Janeiro nel 1992.

E’ indubbio, infatti che l’impatto delle attività produttive dell’uomo sull’ambiente sono sempre più evidenti e disastrose, come dimostra l’ultimo rapporto IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) del 2007, che analizza le modificazioni che sono state misurate sugli ecosistemi mondiali. Da questi studi, effettuati dagli Organismi mondiali  per l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, WMO e dal  Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, UNEP, si rileva, infatti,che:

Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, come è ora evidente dalle osservazioni dell’incremento delle temperature globali dell’aria e delle temperature degli oceani, dello scioglimento diffuso di neve e ghiaccio, e dell’innalzamento globale del livello del mare.”1

Continuando tale trend si capisce che la situazione peggiorerà sempre di più con effetti non facilmente prevedibili, per cui si è resa necessaria una vigorosa presa di posizione da parte della Commissione mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo dell’ONU (WCED) che per prima ha parlato di “Sviluppo Sostenibile” come unica prospettiva valida per la società, se vuole continuare a svilupparsi senza compromettere le risorse e l’habitat mondiale da lasciare in eredità ai posteri.

In seguito Herman Daly sintetizzò il concetto di sviluppo sostenibile a tre condizioni:

  • il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di rigenerazione;

  • l’immissione di sostanze inquinanti e di scorie nell’ambiente non deve superare la capacità di carico dell’ambiente stesso;

  • lo stock di risorse non rinnovabili deve restare costante nel tempo.

Nel 2001 l’UNESCO (Organizzazione dell’Educazione Scientifica e Culturale delle Nazioni Unite) ha ampliato il concetto di “sostenibilità” alla diversità culturale, che in questo modo diventa il quarto pilastro su cui si dovrà fondare lo sviluppo sostenibile, accanto all’”equilibrio delle tre E” (ecologia, equità, economia).

Nel 1997 “Protocollo di Kyoto” sottoscritto da 169 nazioni del mondo sancì la riduzione delle emissioni di gas serra, maggiori responsabili dei cambiamenti climatici in atto. Da tale atto si possono far discendere le norme della famiglia ISO 9000 e 14000  che contengono le linee guida per un miglioramento delle prestazioni per il conseguimento dello sviluppo sostenibile: la ISO 9001:2000, che definisce il concetto di “sostenibile” come la “capacità di un’organizzazione di mantenere e sviluppare le proprie prestazioni nel lungo periodo”, e la ISO 14001:2000, aggiornata dalla 14004:2005, che è rivolta a quelle organizzazioni che vogliono controllare l’impatto delle proprie attività produttive sull’ambiente e su terzi, minimizzandone i rischi grazie al monitoraggio continuo di procedure codificate, cosa che permette al contempo di realizzare minori costi all’organizzazione stessa.

Dall’applicazione di tali norme discendono i vari Sistemi di Gestione da implementare a qualsiasi tipo di Organizzazione allo scopo di codificarne i comportamenti già previsti dalle normative vigenti e cogenti per addivenire alla certificazione.

Dalla ISO 9001:2000 discende il “Sistema di gestione della Qualità”, che è rivolto agli aspetti intrinseci delle Organizzazioni che se ne avvalgono e controlla tutte le fasi della produzione di beni o servizi dall’input iniziale all’output finale e agli impatti sui clienti/utenti. Come per gli altri Sistemi di Gestione, il risultato finale è quello di realizzare maggiore efficienza con minori spese.

Note

(1) …“Undici degli ultimi dodici anni (1995 -2006) sono stati indicati fra i più caldi mai registrati da quando si hanno misure globali della temperatura alla superficie (dal 1850). Il più recente trend lineare per 100 anni (1906-2005) è di 0,74 [da 0.56 a 0.92]°C quindi maggiore della corrispondente variazione disponibile per gli anni 1901-2000 riportato nel TAR pari a 0.6 [da 0.4 a 0.8]°C. Il trend di riscaldamento lineare per gli ultimi 50 anni (0.13 [da 0.10 a 0.16]°C per decade) è quasi il doppio di quello per gli ultimi 100 anni. L’aumento totale della temperatura dal 1850 – 1899 al 2001 – 2005 è di 0.76 [da 0.57 a 0.95]°C. […] Nuove analisi effettuate con palloni aerostatici e misure da satellite della bassa e media troposfera mostrano tassi di riscaldamento simili a quelli misurati per la temperatura della superficie e sono consistenti con le loro rispettive incertezze, correggendo una discrepanza notata nel TAR. La media del contenuto di vapore acqueo medio in atmosfera è aumentata almeno a partire dagli anni ottanta sia sulla terra ferma che sopra gli oceani così come nell’alta troposfera. L’incremento è generalmente correlato con la quantità di vapore acqueo extra che l’aria più calda può trattenere. Le osservazione fatte dal 1961 dimostrano che la temperatura media degli oceani globali è aumentata fino a profondità di almeno 3000 m, e che l’oceano sta assorbendo più dell’80% del calore aggiunto al sistema climatico. Un tale riscaldamento provoca l’espansione dell’acqua marina contribuendo alla crescita del livello del mare.”

 

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